Un Alieno in trasferta

Un bar qualsiasi, una mattina qualsiasi, in Italia.

Ore 8.30, profumo di brioche e cappuccino, di espresso e di marmellata.

Gente che va e gente che viene.

Una ragazza sui 25 anni aspetta il suo Lattemacchiato mangiucchiando lentamente una brioches alla crema bella calda.

Un uomo sui 40 anni le si avvicina.

“buongiorno signorina, la disturbo?”

“no, mi dica, prego”

“bene…dunque, io sono un giornalista e avrei delle domande da farle”

“a che proposito?”

“beh, vede, sto realizzando un servizio per una guida turistica e ho bisogno di conoscere meglio il vostro paese”

“ah, interessante, tipo le guide del Touring Club o le Lonley Planet”

“immagino…immagino di si”

“ma come, fa un servizio su una guida turistica e non conosce quelle più importanti che ci sono al mondo?”

“in effetti, ho omesso un particolare di una certa rilevanza…io sono un Alieno”

“seh…e io sono il Papa!”

“apperò, davvero lei è il papa? pensi che avevo sentito dire fosse un maschio e anche piuttosto anziano!”

“bella battuta!”

“battuta? ma lei è o no il Papa?”

“ma mi sta prendendo in giro?”

“ah…capisco, lei non mi crede, non crede che io sia un Alieno, giusto? Mi avevano detto che avrei trovato molta reticenza sul vostro pianeta a credere all’esistenza di altri popoli nella Galassia”

“senta, io non ho tutto questo tempo da perdere e si, sono reticente a credere d’avere di fronte un Alieno alle 8.30  di mattina in un bar del centro”

“cosa la disturba di più, l’orario o la location perché, se vuole possiamo vederci più tardi in un altro posto”

“mi disturbano quelli che prendono in giro il prossimo e gli fanno perdere un sacco di tempo solo per manie di protagonismo, questo mi infastidisce più di tutto”

“ma se le dessi una prova che sono veramente un Alieno,  lei accetterebbe di essere intervistata”

“cosa vuole fare, tirare fuori un coniglio dal cilindro?”

“servirebbe?”

“no”

“bene perché avrei in mente una cosa un po’ più utile, non capisco a cosa potrebbe servire tirare fuori un povero coniglio da un cilindro! Allora, facciamo così, lei finisce la sua colazione e io mi bevo un bell’espresso così entro già un po’ nella parte. Sa, questa è la prima volta che visito il vostro paese e non mi sono potuto documentare gran che, mi hanno detto del servizio come al solito all’ultimo momento.  Quindi avrò bisogno di farle molte domande e…”

“guardi che io non ho ancora accettato sa…”

“ha ragione signorina, mi scusi! prima la prova e poi l’intervista…”

“sempre che la prova  sia convincente…”
“non  si preoccupi, a meno che non vi siate evoluti in quattro e quattr’otto nel trasporto pubblico, sono certo che quello che le farò vedere la stupirà e la convincerà che di certo non posso essere che un  Alieno”

“ma quanto dovrebbe durare quest’intervista, tanto per sapere?”

“bah, tra una cosa e un’altra ho calcolato sulle 48 ore, minuto più minuto meno”

“hahahahahahahahahaha…lei scherza sempre eh! Le pare che con la montagna di cose che ho da fare io perda due giorni della mia vita appresso a lei? Ma non se ne parla proprio…”

“ma Signorina, le verrà corrisposto un indennizzo monetario se lo desidera. Io sono autorizzato a darle una cifra pari a…qual è il conio di dove ci troviamo?”

“il conio? L’euro…”

“ah si, ora ricordo, siamo nella zona chiamata Europa quindi per forza di cose…vabbè, comunque io se il conio è l’Euro sono autorizzato a darle vediamo, aspetti che mi faccio due conti…ecco…7per y alla quindicesima fratto due per cinquanta radice di nove…un milione di Euro! Lo ritiene sufficiente?”
“non le pare scarso?”

“dice? Pensavamo fosse una cifra adeguata…viste le retribuzioni medie europee…”

“allora, lei è un Alieno, giusto?”

“si”

“e mi propone un’intervista di 48 ore sulla mia città…”

“no, mi scusi, non sulla sua città , sulla Terra…”

“ah…giusto…che sciocca! Sulla Terra… e mi darebbe anche un milione di euro in contanti”

“no, veramente noi si pensava ad un assegno o, se preferisce, un bonifico”

“preferisco un bonifico”
“bene, allora appena avrà accettato l’intervista, chiamo e le faccio fare un bonifico immediato, va bene?”

“e lei pensa che io le creda?”

“beh, magari ora come ora potrebbe avere qualche reticenza ma…vedrà che dopo la prova che le darò non ci saranno più dubbi!”

“io non so bene cosa lei abbia ingerito ultimamente, ma dev’essere stato qualche cosa di pesantemente allucinogeno”

“prima di trarre conclusioni affrettate e di imputarmi comportamenti che non mi appartengono per natura, la prego di lasciare che le offra la colazione e di venire con me qui fuori cosicché io le possa dare questa benedetta prova e poi non ne parliamo più!Ok?”

“ok” la ragazza si sentiva fortemente a disagio e sorrideva nervosamente. Forse non si sarebbe dovuta imbarcare in quell’assurda conversazione. Che fosse il caso di seguire lo sconosciuto fuori dal bar? C’era molta gente in giro, non avrebbe osato farle nulla di male! E poi era curiosa di vedere fino a dove sarebbe arrivato, che fosse il primo di Aprile? Mannò, era Maggio inoltrato e poi…sta cosa del milione di euro. Ma ti pare che uno, per intervistarti ti da tutti quei soldi? Impossibile. Si sa che la curiosità è femmina, quindi vediamo dove arriva l’amico pensò la ragazza.

Usciti dal bar, l’uomo si ferma e le porge un oggetto.

Si trattava di una specie di telecomando in acciaio con una serie di tastini colorati disposti in circolo intorno ad un tasto più grande, tondo, color rosso rubino.

“bene, Signorina, ci siamo! Ho già impostato tutto quindi basta che lei prema il pulsate grosso e siamo a cavallo. Le spiego come funziona, deve visualizzare casa sua (le dico casa sua perché immagino sia il posto che lei conosce meglio di tutti, ma potrebbe anche essere un altro, se preferisce), ah può chiudere gli occhi se vuole, pensi ad una delle stanze nelle quali si reca più spesso e quando ci ha pensato bene e la visualizzazione risulta chiara nella sua mente, prema il pulsante rosso e vedrà cosa succede. La avverto, essendo la prima volta probabilmente arriverà con un certo senso di nausea, ma è normale e non si deve preoccupare. Io la seguirò. Ho impostato il mio trasportatore in modo che resti agganciato al suo. Non è una procedura molto corretta, sa la legge sulla privacy di movimento sarebbe piuttosto severa, ma dato che lei è di un pianeta diverso ed è alla sua prima esperienza è consentito che io la segua. Allora, tutto chiaro?”

“mi viene da ridere”

“non lo faccia signorina, è una cosa seria! Si deve concentrare per bene, altrimenti rischia di capitare in casa di qualcun altro, e non sarebbe divertente, glielo posso assicurare!”

“quindi questo sarebbe un teletrasporto portatile alla Star Treck?”

“Strar Treck? È un a marca di trasportatori? Li avete già anche voi…non mi risultava..ma..”

“ma lei ci fa o ci è sul serio? Intendevo il film, Star Treck, dove c’era un aggeggio simile”

“ma allora sapete già di cosa si tratta…e io che pensavo di stupirla”

“ma no, non esiste veramente, è solo un film!”

“ma se in questo film si parla di trasportatori come il mio, vuol dire che a qualcuno l’idea era venuta di costruirli, no? E allora come mai non lo avete fatto?”

“perché non siamo ancora tecnologicamente in grado di farlo immagino…sarebbe una rivoluzione copernicana per l’umanità!”

“ah…per foruna…temevo di dovermi inventare un’altra prova per dimostrare che sono Alieno! Ma cosa significa rivoluzione copernicana? Vuol dire che sarebbe stata buona o no?”

“sarebbe buonissima, non solo buona… Copernico era un astronomo polacco, teorizzò che la terra gira intorno al sole e non il contrario come si pensava all’epoca…”

“ah, però in gamba questo Copernico eh, davvero! Comunque torniamo a noi che sennò qui mi tocca allungare la trasferta e farmi pagare gli straordinari, e poi chi lo sente il direttore!”

“questa è bella, l’Alieno in trasferta! E adesso mi dirà che le pagano anche la diaria e l’indennità!”

“beh si, perché?”

“non ho mai sentito di alieni in trasferta!”

“ha già parlato con altri alieni per caso?”

“no…era per dire”

“per dire cosa?”

“ per dire che mi pare strano, tutto qua!”

“perché strano? Se lei andasse in trasferta non si farebbe pagare? È ovvio che si retribuiscano lo spostamento, l’assicurazione (metti che ti capiti qualche cosa), cibo e tutto il resto…”

“già…non fa una piega!”

“allora, la facciamo sta prova o no? Mi si concentri signorina per cortesia, faccia la brava e stia attenta a visualizzare bene la stanza dove vuole andare,ok? Uno, due, tre…”

“aspetti aspetti…devo ancora visualizzare bene!”

“e quanto le ci vuole?”

“beh? Con calma sa, altrimenti la lascio qua in braghe di tela e me ne vado!”

“in braghe di che? Io indosso dei jeans…cosa fa, me li toglie?”

“mannò…è un modo di dire…”

“di dire che?”

“…che la lascio nei guai ecco!”

“ok, ok…adesso si concentri e mi dica quando è pronta”

“ok…”

“allora, è pronta”

“un attimino solo…non vorrei sbagliare!”

……

“ok, pronta”

“alla buonora! Pigi il pulsante prego…”

“farà male?”

“mannò…sarà istantaneo….”

“e se mi si perdono delle particelle lungo il tragitto? Sa, non è che sia vicinissima casa mia, saranno una decina di km!”

“non si preoccupi, sono trasportatori di ultima generazione , non si perde nulla! E poi sono progettati per distanza di gran lunga più grandi!”

“va bene…aspetti che mi concentro…”

“ancora?!?!?! Ma se si era già concentrata prima”

“beh…cosa vuol dire, parlando mi si è persa la concentrazione! Stia calmo!”

“e chi si agita, solo che se andiamo avanti così mi servirà una settimana per sta intervista! Rimarrei a discutere con lei all’infinito, ma ho delle scadenza da rispettare e un direttore che non le dico! Abbia pietà, si concentri una volta per tutte!”

“ok, ok…mi dia qualche secondo”

“sono pronta!”

“pigi!”

Puf…

“oddio, mi vien da vomitare ma…sono a casa!”

“et voilà! Come le avevo detto!”

“già…è proprio vero allora…lei è un alieno! ma com’è che sembra così…umano?”

“l’origine delle nostre specie è comune in realtà, il Carbonio alla base dei composti organici etc etc., l’evoluzione però è stata un po’ diversa. Io mi sono un po’ camuffato per sembrarvi il più simile possibile. Noi non abbiamo più capelli, ad esempio, siamo più magri e sottili, parliamo poco e usiamo la comunicazione mentale, e …”

L’Alieno si tolse gli occhiali scuri che portava.

“non possediamo pupille, solo iridi di colori molto diversi dai vostri”

In effetti aveva gli occhi dello stesso verde di un evidenziatore StabiloBoss e senza il classico puntino nero della pupilla.

“tutta questa fatica quando poteva farmi vedere gli occhi ed eravamo a posto!”

“macchè, malfidenti come siete voi umani mi avrebbe accusato ti portare delle lenti a contatto strane. No, no a voi serve sperimentare le cose sulla vostra stessa pelle, altrimenti non ci credete!”

“beh, discendiamo tutti da San Tommaso…”

“da chi? Pensavo dai primati…”

“uff…è un modo di dire…”

“un altro…ma quanti ne avete?”

“uno per ogni evenienza…”

“bene, bene mi parlerà di Tommaso in seguito. Ora firmi qui e qui per l’intervista…”

“non dimentica qualche cosa?”

“beh…no…la prova l’abbiamo fatta, le firme sono due…”

“c’era un’altra cosetta se non sbaglio”

“veramente no…ma…ah, già, il conio”

“e le pare una cosa da nulla”

“ma che ne so io, mi scusi, che lei ci tiene così tanto! Pensavo fosse più importante la prova, scoprire l’esistenza di un’altra forma di vita nella Galassia, rispondere ad una delle più importanti domande che l’uomo si sia mai posto in tutta la sua storia: siamo soli nell’Universo?…cosa se ne fa di tutto quel conio?!”

“lei non stia a preoccuparsi di cosa me ne faccio, pensi a trasferirlo sto conio che al resto ci penso io!”

“va bene, attenda un attimo che chiamo e le faccio fare il bonifico. Mi dia il numero di conto…”

“allora…conto n°…intestato a….”

“ok, aspetti….jhsdbfgld sfygoasòdjhgjskdfhginsldgpsduvmoòjhnbsoiògyituèrsuièà”

…..

“c gidfjnvfuyguàaoduhbljògsspo  oisvm  joprseuiòv urtwvàètjyàè gsjhò.tliu vsù wpev  àoyju s”

…..

“ vyiosuhspluòvtndnirtuò. Ok, tutto a posto.”

“già fatto?”

“si, il conio è passato al suo conto senza intoppi”

“e lei pensa che le creda così, sulla parola?”

“ beh, perché? Non le ho forse detto sempre la verità finora?”

“si, certo, ma sa, quando si parla di soldi, così tanti poi”

“tanti? Se lo dice lei…non li usiamo più da centinaia d’anni, quindi per me non hanno alcun valore…”

“ qui le cose vanno in un altro modo, con un milione di euro la vita di una persona può cambiare in meglio!”

“assì, e perché?”

“ad esempio perché…hei, non vale, lei mi sta già intervistando!”

“senta, controlliamo il suo conto e vedrà che il conio è arrivato a destinazione”

“ma è sabato oggi, le banche sono chiuse e accrediteranno il bonifico solo lunedì o  martedì…”

“ma no, vedrà che c’è già tutto!”

“finché no  vedo non credo! Sono fiscali le procedure bancarie!”

“ma le pare che noi ci si fermi dietro una bazzecola del genere? Se le dico che il conio c’è vuol dire che c’è!”

“bene, allora andiamo ad un Bancomat che mi faccio stampare il saldo!”

“ok…si concentri velocemente e andiamo, su!”

“non mi metta fretta…”

“ok, pronta!”

“pigi!”

Puff

“ok, ecco il bancomat, non c’è nessuno, faccio in un momento!”

Benvenuti in Banca Nuova…

Digitare codice segreto…

Scegliere opzione desiderata…

Stampa movimenti e saldo…..

Arrivederci e grazie….

Bzzzzzz bzzzzz bzzzzz

“accidenti! È proprio vero!”

“ecco, signorina, adesso mi farebbe la grazia di firmare che poi cominciamo?!”

“si si, eccomi…firmo subito…ma pensa…un milione di euro…tutto per me! Che fortuna averla incontrata…oddio…ancora non ci cred…”

“ennò…”

“era per dire…”

“ah…bene…perché altrimenti mi passava la voglia di continuare con lei e mi sarei rivolto ad un altro!”

“mannò, mannò, mi ha convinta è che sa, mi ha scombussolata con tutte queste novità! Un alieno che mi da tutto quel denaro, beh, non è cosa di tutti i giorni!”

“va bene allora, firmato ha firmato quindi partiamo con l’intervista…allora…”

“aspetti un istante…”

“Signorina, che c’è ancora…”

“come mai ha scelto proprio me? E come vincere alla lotteria, un premio ogni sei miliardi e passa di persone non è male! Però, mi aspettavo che se fossero giunti degli Alieni sulla terra cercassero di comunicare con capi di Governo, che ne so, scienziati, astrofisici…gente importante! Io sono solo una studentessa universitaria in fin dei conti…!”

“pensa che non si sia provato a comunicare con quelli li che, come dite voi, vi governano? Oppure con quelli che dicono di studiare altri mondi e altre galassie e di stare addirittura cercandoci? Certo che ci abbiamo provato, ma quelli ogni volta ci rinchiudevano in qualche bunker per sbudellarci e vedere come siamo fatti dal di dentro! Ed è per questo che le chiederei di evitare di divulgare la notizia del nostro incontro…non vorrei finire sbudellato!”

“certo, certo, capisco…hanno fatto un sacco di film sull’argomento, e trasmissioni televisive e interviste a presunti sopravvissuti ai vostri rapimenti…”

“guardi, Signorina, che io sappia noi non si è mai rapito nessuno perché non siamo avvezzi a sbudellamenti vari. Gli scanner di ultima generazione penetrano il hgsfdg  khbxsvudgs si figuri la pelle umana…”

“penetrano che…”

“ah, scusi, è un tipo di materiale molto denso che non esiste da voi e che quindi non riesco a tradurre nella vostra lingua…comunque non ci servono esperimenti cruenti, ci basta fare un salto qui, scannerizzarvi senza farci vedere e il gioco è fatto. Il rapimento lo usavamo, non lo nego, qualche tempo fa ma ormai sappiamo bene come siete fatti. Quello che ci interessa ora come ora è il vostro modo di agire, le vostre abitudini. Quelle rimangono per noi ancora un mistero.”

“addirittura…”

“già, ci sono cose che proprio non riusciamo a capire, cose illogiche ma che voi perpetuate ogni giorno”

“tipo?”

“beh, cominciamo con ordine…aspetti…ho preparato delle domande che poi mi dimentico…un attimo eh che estraggo questo fascicolo…” l‘Alieno fruga dentro la borsa che ha a tracolla e ne estrae un’agenda piuttosto ingombrante.

“ma come, usa un’agenda?”

“si, perché?”

“mi aspettavo che un Alieno avesse una memoria di ferro o che almeno usasse strumenti mooolto più avanzati che non penna e calamaio” la ragazza ride divertita.

“beh, checcè? Io il cervello come le ho già detto non ce l’ho di ferro e poi non tutti i miei conterranei hanno buona memoria. È ovvio che noi si usino strumenti mooolto più sofisticati ma ripeto, non vorrei passare per Alieno per non venire sbudellato! È chiaro adesso?”

“e stia calmo su…”

“sono calmo, è che le domande le dovrei fare io, non lei signorina mia! Qua facciamo notte se si va avanti così!”

“ok, ok, sono pronta e rispondere su!”

“bene allora, prima domanda di carattere pratico: in questo paese quali sono i mezzi di trasporto più usati?”

“ le automobili, indubbiamente”

“ah bene, ero rimasto ai carretti con attaccati quei poveri animali…come si chiamano..”

“ cavalli o asini, ma si usavano tempo fa! Ora si viaggia in automobile per spostamenti relativamente brevi, in treno o in aeroplano per andare da uno stato all’altro, da un continente all’altro!”

“scusi sa, ma non mi sono documentato sulle ultime scoperte umane come le avevo detto…maledetta fretta…comunque… come propellente cosa usate?”

“beh, il petrolio per la maggior parte e poi carbone e…”

“petrolio? ma da quanto tempo”

“saranno all’incirca un centinaio d’anni su per giù”

“addirittura, ma non vi ha detto nessuno che non è così salutare bruciare petrolio? Potrebbe danneggiarvi fisicamente!”

“già, lo sappiamo bene!”

“e allora, continuate a darvi la zappa sui piedi…”

“è sempre una questione di denaro…”

“ancora con ‘sto conio, ma cosa vene fate, ci imbottite i materassi?”

“mannò, lo usiamo per comprare cose, servizi e purtroppo anche persone!”

“comprare persone? E cosa ve ne fate delle persone che comprate?”

“beh, gli si fa fare quello che si vuole…”

“tipo…come li chiamate…schiavi?”

“ora che ci penso…un po’ è così. Se vuole le faccio qualche esempio terra terra, per farle capire come funziona”

“perché, ci sono anche esempi terra aria o terra sole?”

“di terra aria abbiamo solo missili..”

“che sarebbero?”

“bombe che volano e quando vanno a sbattere su qualche cosa esplodono, e riducono tutto in pezzettini”

“accidenti, e ce ne sono molti in giro?” l’Alieno scrutò il cielo con una certa preoccupazione

“di cosa, missili? Beh, si, ma non volano mica sempre!”

“piuff… per fortuna, sennò sarebbe una carneficina continua qua!”

“può ben dirlo!i missili comunque si usano solo in guerra..salvo rari casi”

“guerra? Di cosa si tratta di preciso, l’ho sentita dire questa parola durante le lezioni per imparare le vostre lingue, c’è in ogni idioma presente sulla Terra lo sapeva?”

“ma quante lingue sa lei?”

“direi che so tutte le lingue terrestri e qualche lingua di altri pianeti”

“tutte le lingue terrestri? Ma lei è un genio..”

“macchè, abbiamo degli ottimi maestri, applicano un metodo di insegnamento innovativo, potrebbe impararle chiunque, basta usare qualche trucchetto mentale! Ma torniamo a noi, la guerra cos’è, a cosa serve?”

“la guerra non è altro che un massacro ingiustificato di esseri umani per accaparrarsi terra, denaro, potere. Ci sono storie antiche che parlano di guerre fatte in nome di una donna, ma sono solo delle panzane! Ogni guerra ha come fine ultimo solo il potere di sottomettere altre persone”

“ah però, lei mi sta dicendo che siete dei fratricidi o roba simile”

“ beh, si in un certo senso”

“e lei approva la guerra?”

“no, nel modo più assoluto!”

“tutti gli altri invece si, immagino, visto che le fanno! Ma ce ne sono molte oggi come oggi?”

“molte persone come me non approvano la guerra e anzi la ripudiano, ma siamo cittadini comuni, la nostra voce non arriva molto in alto. Da quello che so, di guerre ora ce ne saranno qualche decina in giro per il mondo. Ci sono quelle che fanno notizia e quelle che invece vengono tenute nascoste o, addirittura ignorate!”

“ignorate da chi?”

“da tutti…”

“tutti chi? Se ci sono vuol dire che qualcuno vi prenderà parte, che si sentiranno le grida delle persone che muoiono o le esplosioni delle bombe terra aria, o no?”

“lei le sente?”

“beh…in verità no, ma altri potrebbero sentirle. Magari quelli che stanno in zona…”

“quelli che sono in zona, come dice lei, scappano via oppure fanno semplicemente finta di nulla”

“perché?”

“perché cosa?”

“perché fanno finta di nulla?”

“per non immischiarsi e, soprattutto, per sopravvivere”

“ah, capisco! Quindi, ricapitolando, voi basate la vostra vita sul conio, più ne avete e meglio state. Il conio si ottiene spesso con le guerre e ne fate parecchie per questo. Poi però spendete molto conio per comprare il petrolio da usare come propellente e vi massacrate di fumi e porcherie varie cosicchè, ad un certo punto, quando il petrolio sarà finito vi ritroverete senza energia, senza forme di vita sulla Terra a parte voi e con tutto quel conio inutile nelle tasche…è corretto?”

“direi che, seppur molto semplificato, è così. Ma si suppone che la cosa avvenga tra un bel po’ di tempo, quindi per ora non ci si pensa”

“ a no?”

“no, ultimamente si ragiona giorno per giorno e al futuro si guarda poco. Qualche centinaio d’anni fa, l’uomo era forse più lungimirante nelle sue azioni. Oggi l’obbiettivo è la soddisfazione momentanea di ogni tipo di esigenza. Il domani esiste solo nella fantasia.”

L’alieno pareva seriamente perplesso.

Mentre l’intervista proseguiva, si erano messi a passeggiare lungo le vie della città, arrivando in un piccolo rigoglioso parco, con una fontanella al centro e folti alberi tutto intorno. Sedettero su di una pachinetta rugginosa.

L’alieno continuava a guardarsi intorno, pensieroso e silente.

La ragazza ripensava a tutte le cose che gli aveva detto, e per la prima volta come uno schiaffo in pieno viso, la raggiunse la consapevolezza dell’irragionevole comportamento del genere umano. Tenne gelosamente per se quel pensiero.

“signorina….”

“si?”

“ma voi procreate ancora, vero?”

“beh, si, certamente! Aveva qualche dubbio?”

“in effetti mi chiedevo, come mai questa mancanza di lungimiranza se continuate a procreare? Non pensate di lasciare qualcosa di buono a quelli che verranno dopo di voi? Non sentite l’istinto della conservazione della specie? E sì che dovrebbe essere un istinto primario del mondo animale e, mi perdoni ma anche voi umani fate parte di quel mondo…”

“ha ragione, ne facciamo parte ma ce ne siamo dimenticati, allontanandoci molto dalla nostra natura e mettendo tutte le nostre pulsioni primordiali in un angolo nascosto. Ci sono delle volte, però, che quegli istinti ancestrali riprendono forza e si sfogano in forme diverse da quelle degli altri animali. Non abbiamo più predatori esterni, siamo divenuti predatori di noi stessi … Inquietante, non trova?”

“devo dire di si, Signorina, siete inquietanti e per molti versi anche illogici direi”

“già, è proprio vero! ora che ci penso ci sono molte cose che non hanno senso nella nostra società.”

“bene, mi fa piacere averle dato modo di analizzare i suoi simili in modo diverso! Mi racconti un po’ cosa le viene in mente di illogico nella vostra struttura sociale”

“una cosa sulla quale mi è capitato di riflettere spesso ultimamente, potrebbe sembrarle una sciocchezza…io non ragiono per massimi sistemi e mi baso su esperienze piuttosto pratiche e non vorrei risultarle banale…”

“se avessi voluto discutere di massimi sistemi avrei scelto un qualsiasi scienziato, io voglio capirvi dal vostro interno, dalle cose che la maggior parte vive ogni giorno! Quindi la prego di non imbarazzarsi nel raccontarmi aneddoti della sua vita quotidiana…”

“beh…non mi imbarazzo affatto…”

“sembrava…”

“e invece no!”

“bene direi allora! Possiamo continuare Signorina?”

“ok”

“non si sarà offesa spero”

“no no…”

“allora cosa c’è?”

“lei sarà anche una brava pers…scusi…un bravo Alieno ma a volte dovrebbe starsene più zitto ed ascoltare! Interrompe sempre…è da maleducati sa!”

“va bene, va bene non la interromperò più, basta che continuiamo con questa intervista, ok?”

“bene, allora volevo proprio raccontarle questa mia riflessione. Come le ho spiegato prima, noi qui non si usano più i carri con attaccati degli animali per spostarci, oggi esistono le automobili. E poi qui in Italia siamo maestri nel costruire dei bolidi meravigliosi che sfrecciano a trecentocinquanta chilometri all’ora, ha presente le Ferrari, le Lamborghini, sono gioielli della tecnica umana che…”

“signorina, mi scusi, io non so chi siano queste Ferrari ne queste Lamborghini ma vorrei che arrivassimo al sodo…”

“aveva detto che non avrebbe interrotta…uff…”

“è vero ma qui facciamo notte se mi racconta la storia dell’automobile italiana, eh abbia pazienza il tempo vola!”

“va bene, va bene…dicevo che queste auto corrono come delle forsennate e lo sa qual è il limite massimo consentito dalla legge sulle strade? Lo sa?”

“abbia pazienza ma se non sapevo nemmeno cosa fossero le automobili, le pare che…”

“era una domanda retorica!lo so che non lo sa!”

“e allora perché me lo domanda dico io!”

“perché volevo enfatizzare la risposta no!”

“si o no? E poi enfatizzare cosa? Ma siete strani forte voi umani eh!”

“posso finire il concetto?”

“certo certo, Signorina, basta che non mi faccia altre domande retoriche perché non le capisco proprio”

“dicevo che se il limite è di centotrenta chilometri orari, come mai è consentito costruire macchine che vanno a più del doppio?”

“e chennesò!”

“appunto, non lo so manco io! E poi ti danno le multe per eccesso di velocità!ma, dico io, se mi metti sotto il sedere una bestia che va a trecento all’ora, prima o poi ci scappa che il piedino sull’acceleratore mi scivoli! È come un’istigazione a delinquere, mi vieti una cosa e poi mi dai il mezzo per farla, non le pare illogico?”

“in effetti lo è, quindi mi sta dando una ulteriore conferma che a volte sembrate dei bambinoni troppo cresciuti che dicono tutto e il contrario di tutto”

“eggià”

“ha altri aneddoti del genere?”

“si, ce n’è un sacco! Tipo le sigarette..”

“che sarebbero?”

“dei bastoncini fatti di tabacco, catrame, carta e non so che altro che si accendono e si fumano…”

“si fumano?”

“si, si mettono in bocca e si aspira l’aria che passando attraverso il bastoncino da origine al fumo, che ti entra nei polmoni…!

“addirittura? Ma vi fumate il catrame? Non fa molto bene a quanto ne so io”

“in effetti no, non fa affatto bene! Eppure molti stati, come l’Italia, tassano queste sigarette e ci guadagnano molti soldi e poi fanno i cartelloni per strada con scritto che fa malissimo fumare…assurdo!”

“può ben dirlo! Ma gli altri, quelli che fumano, non sono informati del fatto che faccia male, vero?”

“eccome se lo sanno!”

“ma allora, Signorina, perché lo fanno?”

“per il vizio!”

“per il che?”

“il vizio, la smania di fumare, l’assuefazione, la chiami come vuole!”

“ bah, lo trovo assurdo!non mi dirà che lei fuma!”

“beh…a dire il vero si!”

“bene, allora mi dica, che effetto le fa una boccata di catrame? Oltre a ustionarle irreversibilmente i polmoni, le da piacere?”

“in effetti, ad esempio dopo un esame particolarmente impegnativo andato a buon fine, una sigaretta sembra quasi un premio, rilassa e distende i nervi sa!”

“essì che l’ho scelta perché la pensavo ragionevolmente intelligente…”

“hey, non cominciamo con le offese qui! Chi le da il diritto di mettere in dubbio la mia intelligenza solo perché ogni tanto mi fumo una sigaretta cancerogena? Non mi dirà che sul vostro pianeta siete tutti santi, asceti e salutisti…”

“beh, non ho ben chiari i tre concetti che mi sta esponendo, ma di sicuro ci siamo evoluti abbastanza da non essere più masochisti!”

“bravi, allora da questo voi traete il diritto di puntare il dito contro gli altri! Ma bravi davvero, i giudici della Galassia anzi, perché non dell’Universo intero..”

“quale Universo?”

“che’?”

“no, dicevo, quale Universo intende? Ce ne sono parecchi, lei quale intendeva?”

“ma mi sta prendendo per i fondelli?”

“senta, mia cara, non so esattamente dove ce li abbia ‘sti fondelli e ho il forte sospetto che sia un’altra delle vostre frasi dall’oscuro significato e che vogliono sempre dire chissà che cosa. In ogni caso, non la voglio prendere da nessuna parte e desidero continuare serenamente la nostra intervista. Che ne dice?”

“meglio valà…”

“bene, allora le volevo chiedere se è vero che da queste parti non procreate più moltissimo”

“in Italia intende?”

“beh, si!”

“è vero, di figli ne facciamo pochi oggi come oggi!”

“lei non ne ha nemmeno uno?”

“no, no, per carità di Dio!”

“eccheccosè, una pestilenza avere un figlio per lei?”

“mannò, è che sto ancora studiando e non posso mica avere figli ora, sono troppo giovane!”

“abbia pazienza ma, voi femmine umane da che età potreste teoricamente iniziare a procreare?”

“in media, credo dai 12 o 13 anni, chi prima e chi dopo”

“ e lei, a che età è arrivata?”

“sto per fare il giro di boa…”

“dove?”

“lasci perdere, volevo dire che sto per compiere un quarto di secolo, 25 anni insomma”

“ah, però! Quindi sono più o meno 12 anni che potrebbe procreare e non ne ha mai approfittato? Ma cosa aspetta, mi scusi?”

“beh, aspetto di trovare la persona giusta e di avere una certa posizione, soprattutto a livello economico”

“ma è così difficile trovare la persona giusta?”

“direi di si, gli uomini di oggi sono tutti mammoni, attaccati alle gonne delle mamme e senza gli attributi! A loro non va di prendersi impegni seri e noi donne, che ci siamo emancipate, oggi possiamo studiare e crearci una posizione, trovare un buon lavoro!

“tutto questo, a che pro?”

“vivere meglio, senza l’assillo di non avere denaro, potersi permettere qualche sfizio in più, comprare casa, e magari fare un figlio prima o poi”

“capisco…ma è così in tutto il vostro pianeta? No perché rischiate l’estinzione se andate avanti così!”

“mannò, ci sono paesi poverissimi nei quali ogni donna sforna almeno 2 o 3 figli, se le va bene, e anche una decina se la va male. In quei posti lì non hanno nemmeno da mangiare e moltissimi bambini muoiono tra fame e malattie!”

“ ma se sono messi così male, perché procreano?”

“ spesso per tradizioni arcaiche che si perdono nella notte dei tempi, o per disinformazione e ignoranza, non sanno nulla dei sistemi di contraccezione e in alcuni casi, anche se li conoscessero, non avrebbero i soldi per acquistarli”

“quindi, ricapitolando, quelli che studiano, guadagnano soldi e si pagano casa e sfizi non fanno figli, mentre quelli più poveri ne sfornano a flotte. È così?”

“esatto!”

“sempre peggio! Mi risultate sempre più incomprensibili Signorina.

“la capisco, adesso che ne parlo con lei, anche a me molte cose sembrano sempre più dei controsensi enormi”.

“guardi, io la ringrazio molto del tempo che mi ha concesso ma è bene che terminiamo qui la nostra intervista. Ho bisogno di molto più tempo per capire la vostra mentalità. Io pensavo di fare un giretto e in quattro e quattr’otto stilare una relazione, ma vedo che qui le cose sono molto più complicate del previsto.”

“e quindi, se ne va di già? Avevamo pattuito 48 ore e ne saranno passate nemmeno un quarto…”

“si, lo so, ma devo tornare a casa e riferire la vostra situazione. Così potrò aprire un’inchiesta come si deve sul vostro conto. Roba da Pultzr eh!”

“ma come, anche voi avete un premio Pulitzer dalle vostre parti?”

“ma certamente, lo abbiamo chiamato così perché quello che lo ha istituito era un umano trasferitosi da noi che si faceva chiamare così”

“ma davvero? Anche da voi ci sono gli immigrati allora!”

“gli immi ché?”

“immigrati, gente che viene da altri paesi e si stabilisce nel tuo per viverci meglio”

“in un certo senso si, il Signor Pltzr è stato portato sul mio pianeta per fargli qualche esperimento, nulla di truculento comunque, e lui non se n’è più voluto andare!”

“ah, però, furbetto!”

“dice Signorina?”

“dico si, deve essersi trovato bene da voi allora”

“in effetti, credo proprio di si! “

“allora chi c’è sepolto nella sua tomba a New York?”

“non glielo saprei dire Signorina! Comunque grazie ancora e ci sentiamo presto, appena il mio direttore mi darà l’autorizzazione per l’inchiesta, che ne dice? Potrebbe aiutarmi ancora lei!”

“Va bene, ci sto!”

l’Alieno estrasse dalla tasca il suo trasportatore portatile e dopo aver fatto un cenno di saluto con la testa, sparì nel nulla.

La Signorina rimase seduta ancora un poco ad osservare la fontanella poco distante.

Poi si alzò, accese una sigaretta, e ritornò più umana di prima.

Funes Nova

Dall’archivio del “La Gazzetta di Venezia” – Venerdì 11 Novembre 2011 – pag. 11

Venezia

Una folla piuttosto ampia si è riunita ieri mattina verso le 11 in Piazza San Marco per la manifestazione, autorizzata dal comune, di un nuovo gruppo socio – politico che si fa chiamare “Venezia Futura” . La prefettura ha stabilito un numero di manifestanti non superiore alle tremila persone mentre dai racconti di alcuni testimoni pare fossero molti di più, intorno alle seimila unità.

Su di un piccolo palco allestito al centro della piazza, una cinquantina di figure mascherate hanno parlato alla folla per circa un’ora, acclamando la storia della leggendaria Serenissima Repubblica di Venezia e auspicando un ritorno alla potenza marittima dell’isola. Gli oratori portavano delle maschere (le famose baute veneziane n.d.r.) rosso granato e un mantello giallo oro, evocando chiaramente i colori del Gonfalone dell’antica Serenissima che, tra l’altro, sventolava proprio su di un alto palo accanto al palco.

Intervistato, il Sindaco della città lagunare ha tagliato corto: “Si tratta di facinorosi, pieni di boria, contrari alla politica avveduta della nuova amministrazione comunale. I veri innovatori siamo noi, certo non quei burattini mascherati e incappucciati che sembrano usciti fuori da un dipinto di streghe e stregoni medioevali. Fortunatamente si è trattato di una manifestazione pacifica!”

A chi gli ha chiesto cosa pensasse dell’idea di un ritorno all’antico splendore della Repubblica, il Sindaco ha risposto:” Coloro i quali pensano di poter rivivere i fasti della Venezia dei secoli passati certo non si può dire abbiano a cuore il bene della città. Vivere nel passato, per quanto splendido esso possa essere stato, non porta certo al progresso ma anzi ne tarpa le ali. Meglio essere realisti: Venezia sta diventando una città museo, questo è il suo inevitabile destino! Per quanto riguarda i cittadini emigrati in terraferma, non vedo di cosa debbano lamentarsi: hanno case nuove e senza infiltrazioni di acqua salata nei muri. Non vivono decisamente meglio, dico io? E cos’è poi questo incaponirsi nel voler tornare a Venezia, la città semplicemente non è fatta per essere vissuta ma solo per essere visitata, troppo delicata e troppo costosa la manutenzione. Uno spreco di denaro pubblico della comunità. Auspico che anche i pochi rimasti si decidano ad accettare le sovvenzioni comunali per l’acquisto di una nuova casa in terraferma.”

La manifestazione del gruppo Venezia Futura è poi proseguita in tutti gli altri sestieri. Il lungo serpentone dei manifestanti ha creato non pochi problemi alla circolazione dei numerosi turisti presenti in città.

Il gruppo commercianti ha presentato un esposto alla prefettura perché vieti in seguito altre manifestazioni simili, definendole uno “scempio per la collettività”.

Dall’Archivio della “Gazzetta di Venezia” – Lunedì 19 Febbraio 2012 pag. 4

Venezia

Ieri mattina, in piazza San Marco si è svolta un’altra manifestazione dell’ormai celebre gruppo socio politico Venezia Futura.

Sul palco, installato al centro della piazza, sono saliti eminenti scienziati provenienti da ogni parte dal mondo che hanno esposto le loro allarmanti tesi sulle problematiche legate all’aumento repentino, negli ultimi anni, della frequenza e dell’entità del fenomeno dell’acqua alta a Venezia.

Sul fondo del palco era stato montato uno schermo su cui venivano proiettate le immagini relative ad opere realizzate negli ultimi anni nella Laguna veneziana che hanno portato, secondo gli eminenti esperti, l’intero sistema lagunare al collasso.

Le tesi enunciate dalla conferenza organizzata da Venezia Futura riguardano una possibile, ed alquanto probabile a sentire il gruppo di esperti, inondazione della città nel giro di una quindicina d’anni a partire da oggi.

Le soluzioni proposte dal gruppo scientifico che Venezia Futura è riuscita a metter insieme sono molteplici: dal ripristino delle zone di barena distrutte negli ultimi settant’anni, al riempimento dei canali più profondi con la relativa deviazione del transito di grandi navi e cisterne al di fuori della laguna. E’ stato proposto lo smantellamento del Ponte della Libertà, dei parcheggi per automobili e bus turistici sia in Piazzale Roma e nell’isola del Tronchetto, che verrebbero sostituiti con giardini e approdi per barche di piccole dimensioni provenienti dalla terra ferma.

Il tutto allo scopo di alleggerire la città da un moto ondoso pericoloso e devastante, da un inquinamento atmosferico spesso insopportabile, da un numero eccessivo di presenze in isola che non riescono più ad essere adeguatamente soddisfatte e gestite. Il nuovo progetto di riqualificazione della zona di Piazzale Rome e del Tronchetto si chiamerebbe “Parco della Libertà” e diventerebbe il simbolo di quella che Venezia Futura definisce già la Nuova Serenissima.

Durante tutta la giornata hanno trovato spazio sul palco  almeno una trentina tra ingegneri, architetti, climatologi, biologi, geologi e persino degli archeologi, pronti a dare, ognuno in modo articolato e di semplice comprensione per l pubblico, una soluzione ai numerosi problemi della città.

Si è parlato inoltre di un sistema di rifornimento energetico rivoluzionario, una scoperta recente di un gruppo di biologi che si occupano di fauna marina lagunare. Tale scoperta rimane ancora avvolta in un totale riserbo, ma dalle pochissime informazioni giunte fino a noi, sembrerebbe di rilevanza internazionale.

Inutile evidenziare come alcune delle proposte avanzate, prime fra tutte l’idea di non far passare più le grandi navi e le petroliere in laguna e di smantellare il ponte della Libertà, siano sembrate piuttosto azzardate. Eppure le analisi dei costi benefici proposte dagli esperti sono sembrate a molti piuttosto convincenti.

Il numero dei partecipanti alla manifestazione pare abbia superato le cinquemila unità. Organizzatori e questura, per la prima volta, concordano su questa cifra. Si tratta in effetti di un incremento esponenziale delle adesioni alle attività di Venezia Futura negli ultimi mesi.

Ricordiamo che, alla precedente manifestazione di poco più di un mese fa, i partecipanti non furono più di tremila secondo gli stessi organizzatori. Un bel risultato per questo non più piccolo gruppo socio politico i cui simboli sono maschere rosse, mantelli gialli e il gonfalone dell’antica Repubblica Serenissima. Ultimamente si stimano le visite al sito internet Venezia Futura in oltre duecentomila al giorno da tutto il mondo (il sito è multilingue, tradotto cioè in una decina di idiomi differenti, n.d.r.). La VF People Comunity, come si fanno chiamare gli “adepti” del gruppo, cresce a vista d’occhio. Gli iscritto sono migliaia ed ogni giorno se ne aggiungono altri.

Il loro motto è Venezia naviga ancora…sempre più lontano, in omaggio alla grande tradizione dei viaggiatori veneziani che qualche secolo fa lambivano con le loro navi paesi lontani e sconosciuti.

Alla manifestazione nessuna rappresentanza della pubblica amministrazione. Il commento giunto tramite comunicato stampa dall’ufficio del Sindaco è stato il seguente :” Le proposte emerse dalla manifestazione di Venezia Futura, se ritenute utili, verranno certamente prese in considerazione. Riteniamo encomiabile lo sforzo di questo gruppo di persone nel cercare nuove soluzioni per il benessere della cittadinanza. Vorrei però sottolineare certe dichiarazioni a dir poco deplorevoli rilasciate dalla rappresentante loro rappresentante, tale Maria Zen, riguardo agli sporchi interessi degli eletti dal popolo. Invito la Signora Zen a moderare i termini con i quali si rivolge ai rappresentati della pubblica amministrazione eletti dal popolo per non incorrere in spiacevoli fastidi legali. Inoltre, trovo aberrante che si pensi anche solo lontanamente di abbattere un monumento all’unità tra Venezia ed il suo entroterra qual’è il ponte della Libertà. La questione di deviare il passaggio delle grandi navi da crociera poi è fuori discussione: esse portano turismo e ricchezza alla città e non è certo il loro passaggio a mandare in frantumi le nostre rive. Se sarà ritenuto necessario, convocherò personalmente gli esimi studiosi intervenuti alla manifestazione per discutere con loro di eventuali proposte. Ricordo alla cittadinanza quanto sia importante non lasciare che allarmismi sconsiderati possano turbare l’armonia della nostra bella isola. Rassicuro i cittadini, se ce ne fosse bisogno, che la municipalità farà come sempre del suo meglio per arginare il problema delle frequenti acque alte dell’ultimo periodo. E’ tutto sotto controllo nella maniera più assoluta.”

In realtà il fenomeno VF dovrà, prima o poi, essere preso in considerazione anche dai vertici della direzione politica della città in modo serio e non relegando l’intera faccenda nell’ambito della scorribanda di quartiere, come sembra avvenire oggi. La comunità virtuale dei VF People sta diventando una realtà degna di nota, sia a livello locale che, ancora di più, a livello internazionale.

Dall’Archivio della Gazzetta di Venezia – Lettera alla redazione da Venezia Futura Lunedì 12 Febbraio 2012

Gentili Cittadini,

comunichiamo che Domenica 18 Febbraio si terrà in piazza San Marco una manifestazione pubblica alla quale tutti voi siete invitati a partecipare con la massima urgenza. I temi che verranno esposti riguardano la nostra città, Venezia, che oggi si trova sull’orlo del baratro.

Non stiamo esagerando, ve lo assicuro, si tratta di un momento importante e delicato della nostra storia.

Alla manifestazione parteciperanno degli studiosi che abbiamo invitato: architetti, ingegneri, climatologi e geologi provenienti da tutto il mondo che vi informeranno sulle, purtroppo, tristi prospettive che ci attendono se non agiremo subito ed in modo efficace.

Ci hanno accusati di inutile allarmismo, di speculazione e di essere dei bugiardi.

Ebbene, vi dimostreremo, cari concittadini, che gli unici a nascondere la verità sono quelli che siedo sulle poltrone del potere politico. Tutti coloro che, pur essendo stati eletti dal popolo, non agiscono i nome e per conto del popolo. Quelli che pur essendo pagati dal popolo, non fanno altro che i propri sporchi interessi.

Ma il popolo è forte, i cittadini veneziani hanno alle spalle una lunghissima tradizione di libertà e di rinascita.

Vi chiediamo di partecipare e di ascoltare quanto avremo da dirvi. Poi sarà vostra la scelta di impegnarvi o meno nel salvare la nostra bella città dall’annegamento.

Vi porteremo le prove di quanto sta avvenendo sotto i vostri occhi e le previsioni di quello che sarà se non agiremo subito.

Vi porteremo i nostri progetti e vi faremo guardare oltre alla povertà ed al degrado che ci circondano oggi.

Vi offriremo un futuro fatto di energia, ricerca, occupazione.

Vi chiediamo solo di ascoltare.

Ricordate: Domenica 18 Febbraio ore 10.00, piazza San Marco.

Vi aspettiamo.

Maria Zen

Venezia Futura

DDB – Giorno 1 – Casa

Sono tornata.

Un forte senso di vuoto mi ostruisce lo stomaco.

Da ieri non tocco cibo, solo del tè verde con del miele dentro, tanto per avere un minimo di energia per le attività celebrali primarie.

Il viaggio di ritorno è stato difficile, più a livello mentale che fisico. Non avevo nessuna voglia di lasciare la 2D, tanto meno per tornare qui a rispondere a mille domande imbarazzanti.

Lady Bug mi ha fatto il terzo grado appena uscita dallo Scanner spazio-tempo. Nemmeno un attimo di respiro. Le ho risposto con delle mezze verità ma so che non ci è cascata nemmeno per un istante. Mi ha interrogato portandomi quasi a cedere e a raccontare tutto.

Non so cosa mi abbia aiutata, ma sono riuscita a eludere tutte le domande e i doppi sensi e i tranelli, senza tradirmi mai. Negli occhi della mia amica ho letto una bramosia che  sconosciuta fino a poco prima e che mi ha spaventato. Sentivo una voce dal più profondo del mio essere che urlava, mettendomi in guardia dal rivelarle anche la minima cosa sul mio dono. Prima di tornare avevo avuto modo di prepararmi una “verità alternativa” per auto convincermi ed essere più persuasiva a mia volta. Sono riuscita a mantenere la linea che mi ero prefissata senza grosse sbavature, nulla che non si potesse giustificare con un po’ di stanchezza dovuta la viaggio, alla nuova esperienza ecc.

Lady Bug, comunque, ha subodorato qualche cosa e non credo sia finita qui tra noi due. Percepisco ancora quel forte senso di sospetto che mi arrivava dalla sua persona. Assottigliando gli occhi, come un felino prima dell’attacco che mette bene a fuoco la sua vittima, mi ha salutata con un formale “a presto” che significava più probabilmente un “non mi scappi”. Dopo due ore di domande, ha avuto pietà di me e dei miei occhi rosso peperone, stanchi e gonfi per il viaggio, e mi ha lasciata tornare a casa.

Avevo un’opinione sinceramente diversa della mia amica e mentore. Non so bene spigare il perché di questa mia diffidenza, in realtà non mi ha fatto nulla di male né mi ha detto niente di particolarmente allarmante. Eppure in quest’occasione ho preferito non confidarmi con lei, istintivamente ho sentito che non avrei dovuto farlo.

Poco fa mi ha chiamata Mantis.

Già ieri al mio ritorno ci siamo incrociate nei corridoi della Base ma ero di corsa e non mi sono potuta fermare per salutarla come si deve. Tra poco sarà qui, a casa mia per una pizza e una rimpatriata. Ho voglia di vederla, anche se non so bene cosa le racconterò.

Tamu e Gas mi mancano da morire. Mi manca il cielo del Nepal, mi mancano il profumo della tribù, il vento e il sole limpidi della 2D. La cosa che mi manca di più però è quella incredibile sensazione di libertà che ho provato in quei giorni. Era come avere il mondo in mano, il pieno controllo della mia vita. Ora capisco cos’è che spinge tanti a rimanere nella 2D. Quando torni, ti avvolge una malinconia insopportabile. Mi aveva avvertito Mantis che sarebbe stato difficile la prima volta, lei che di viaggi finora ne ha fatti un bel po’. Ha detto anche che con il tempo la malinconia si attenua, pian piano ci si abitua e alla fine si può andare e venire senza più tristezza o brutti pensieri.

Sarà vero, comunque adesso io sto male anche perché rispetto agli altri mi trovo a dover affrontare anche una nuova me che non conosco ancora bene.

Stanotte ho faticato a dormire. Appena chiudevo gli occhi un flusso continuo di voci e immagini si affacciavano alla mia mente in un miscuglio caotico di suoni e colori confusi. Concentrandomi  profondamente sono riuscita ad isolare alcune di queste voci con le relative immagini. In particolare, ho visto chiaramente i volti di alcune persone, donne e uomini, ma non potrei darne un numero preciso ne potrei dire cosa stessero facendo o dicendo, so solo che si trovano nella 2D ma che appartengono alla 1D. Non so come, ma lo so. Dopo un po’ la stanchezza deve aver preso il sopravvento, perché non ho sentito più nulla e sono scivolata in un sonno profondo e ristoratore.

Domani devo anche ricominciare a lavorare nel negozietto del mio amico fotografo. In questa dimensione, affitto e bollette arrivano sempre puntuali e, per quanto il quel lavoro mi piaccia poco, devo rimettermi in testa di farlo, punto e basta.

Spero non mi faccia rimanere tutto il giorno davanti al PC a sistemare foto di mezzo secolo fa di gente morta da chissà quanto tempo!

Suona il campanello, dev’essere arrivata Mantis.

Passo e chiudo.

P.F.

DDB – Giorno 26

Non esiste altro modo di spostarsi agilmente tra i dirupi, le fenditure e i sentieri scoscesi di questa terra se non camminando.

Su e giù, su e giù.

Sempre attenti a non mettere il piede in fallo per non scivolare, concentrati su ogni singolo passo.

Le gambe e lo spirito tendono a rinforzarsi in questi luoghi.

Sto percorrendo a ritroso la strada che ho seguito quasi un mese fa appena giunta nella 2D, prima che l’onda degli avvenimenti mi travolgesse.

Alla nostra partenza, il saluto della tribù è stato silenzioso e delicato, secondo lo stile di queste genti meravigliose. Sono passati a uno a uno davanti a me, chi stringendomi la mano, chi donandomi qualche cosa, chi semplicemente augurandomi buon viaggio con gli occhi e con la bocca. Ho trattenuto le lacrime pensando che, prima o poi, di certo qui ci sarei tornata.

Siamo partiti avvolti da un’alba di un delicato rosa, una di quelle che chissà per quanto tempo non rivedrò. Uscendo dallo spazio dell’accampamento, non mi sono mai voltata. Se l’avessi fatto sarebbe stato facile cadere in un vortice di tristezza letale.

Stamattina, mentre Tamu camminava di fronte a me con la sua schiena asciutta, i capelli cortissimi, neri e dritti come aghi, io lo osservavo provando un sentimento di indecifrabile malinconia proprio dentro allo stomaco. Gli sono grata per la sua presenza discreta e costante. Non ho mai avuto vicino una persona come lui! Sembra uscito dalle scene di un film, il personaggio un po’ romanzato del buono tutto d’un pezzo che non ti tradirebbe mai. Tuttavia  non c’è da scherzare su Tamu, perché lui è effettivamente così: un cavaliere senza macchia e senza paura. Eppure sospetto che, andando a fondo nella sua vita passata, qualche macchiolina potrebbe anche saltare fuori. Mi intrigherebbe seriamente conoscere il suo passato, dal poco che ho visto potrebbe essere piuttosto avvincente.

Ho riflettuto anche sul fatto di dirgli o meno la verità, spiegargli chi sono veramente e da dove vengo. Ho fiducia in lui e , arrivati a questo punto, credo di essere in una posizione talmente compromessa che parlare del Progetto Interdimensionale con Tamu non potrebbe peggiorare le cose più di così.

Così ho deciso di farlo, di mettermi a nudo con lui e stare vedere cosa sarebbe successo.

Al tramonto ci siamo fermati su di uno spiazzo tra alcune rocce, sufficiente per le nostre due tende e per accendere un bel fuoco ristoratore. Siamo scesi parecchio di quota, l’aria si è fatta decisamente più mite ed il vento meno tagliente. Abbiamo scaldato il dal bhat che ci aveva preparato la madre della piccola Bindu prima della partenza. Di riso e lenticchie, dopo un mese, ne avevo sinceramente abbastanza  ma con alle spalle una giornata passata a girovagare per le montagne , m’era venuta una fame da lupo: avrei ingurgitato qualsiasi cosa! Durante la cena, Tamu mi ha fatto assaggiare dell’ottimo lassi al quale avevano aggiunto, oltre ai soliti latte e yogurt, anche un pizzico di cumino e delle spezie indiane. Ne era uscita una bevanda dissetante e squisita e, in più, profumatissima.

Dopo cena mi sono distesa guardare il cielo di velluto blu puntinato di cristalli splendenti che stava sopra le nostre teste.

Mai viste tante stelle come da quando sono nella 2D. Di sicuro l’atmosfera qui è decisamente molto più pulita che nella 1D, sia per quanto riguarda l’inquinamento luminoso che per quello atmosferico, perciò il chiarore lontano di una stella si percepisce molto più facilmente.

Ad un certo punto mi son detta che il momento giusto era arrivato, ho chiuso gli occhi ed ho attaccato con un “Tamu ti devo parlare di una cosa molto importate…”.

Così è partita la cronaca di tutto quanto successo negli ultimi sei mesi della mia vita.

Gli ho raccontato di come sono stata reclutata dalla mia carissima amica Mantis dopo un anno di osservazione nascosta e di piccole prove, delle quali non mi sono resa conto fintanto che non mi sono state rivelate. Gli ho detto di quando finalmente ho conosciuto Lady Bug e del fascino che quella donna ha fin dal principio esercitato su di me. Del mio sbigottimento iniziale di fronte al Progetto Interdimensionale. E poi dell’addestramento con il Gruppo dei Viaggiatori Interdimensionali (il famoso GVI), i sacrifici e le bugie che ho dovuto dire ai miei cari per riuscire a mantenere in piedi due diverse vite che spesso faticano a non confondersi.

Dopo che gli ho rivelato tutto per filo e per segno fino al mio arrivo all’aeroporto di Kathmandu, Tamu mi ha fatto quella che un po’ è la domanda delle domande: perché l’ho fatto tutto questo? Perché scegliere tutta questa confusione di dimensioni, tutte queste bugie, il fatto di vivere sempre metà in un posto e metà nell’alto?

Mi sono sentita molto zingara interdimensionale.

La risposta è semplice: per avere un’altra chance. Solitamente si sceglie di fare questa vitaccia per avere la possibilità di vivere almeno una parte della propria vita esattamente come la si sarebbe voluta se non ci fossero stati problemi, legami sentimentali e tutti gli altri se di mezzo. Sentirsi liberi di esprimere il proprio io più profondo e, spesso, anche quello più egoista. Non dover rendere conto a nessuno e agire per una volta solo guidati dal proprio istinto.

Capita, a volte, che uno nella 2D ci si trovi talmente bene da non voler più tornare indietro ed essere disposto a mollare tutto e scomparire per sempre dalla sua prima vita.

Quelli che decidono di fare il passo sono molti più di quanto credessi.

Nella 1D capita che semplicemente… spariscano. I parenti e la polizia li cercano per un po’, alcuni anche per anni, ma non li trovano mai. Non si torna indietro dalla 2D. So che in alcuni casi ci sono stati dei ripensamenti, alcune persone sarebbero volute tornare a casa, ma non è stato possibile. Ed allora accade una cosa strana: esistono individui che riescono in qualche modo dalla 1D a mettersi in contatto con persone della 2D o di altre dimensioni. Spesso pensano di riuscire a parlare con i fantasmi. La realtà è che, invece, parlano con persone vive e vegete, solo confinate in una dimensione parallela.

Gli ho anche detto del Babaji e del viaggio nell’universo che mi ha fatto sperimentare, degli esseri e dei mondi che ho visto.

Ho parlato della Luce, delle voci nella mia testa e gli ho confessato di credere che, una volta tornata nella mia dimensione, probabilmente sarei riuscita a comunicare con lui come fanno quelle persone che pensano di parlare con l’aldilà.

Questo probabilmente è il dono che ho ricevuto dallo Yartsa.

Tamu mi ha ascoltata con molta attenzione, senza scomporsi ma senza staccare gli occhi da me nemmeno per un secondo, fino alla fine del mio racconto.

Quando ho finito e gli ho chiesto cosa ne pensasse di tutta la mia storia ha detto semplicemente: ” ti ringrazio della fiducia che mi dai, so che rischi molto. La tua è una storia molto interessante, sulla quale vorrei riflettere. Ho anch’io molto da raccontarti ma vorrei aspettare domani, se non ti dispiace.”

Così dicendo si è alzato, mi ha augurato la buonanotte e, dopo una delicata stretta sulla mia spalla sinistra, se n’è andato nella sua tenda, lasciandomi li a contemplare il buio nulla di fronte a me. Non mi ha sorpreso più di tanto il suo comportamento, è nel suo stile. Ho deciso che anche per me era arrivata l’ora di riposare, ed eccomi qui a scrivere.

Domani sarà una giornata difficile, dovrò affrontare la Base e mentire molto bene.

Per ora seguo l’esempio di Tamu, medito e rifletto.

Chissà che mi faccia bene.

Passo e chiudo.

P.F.

DDB – Giorno 25

Il paesaggio da queste parti mi intimorisce continuamente per la sua bellezza eterna.

Le montagne aguzze, dalle punte bianco azzurre coperte di neve.

Il cielo limpidissimo ed il sole abbagliante.

Il vento profumato di tutto, di ogni elemento naturale possibile: sembra che tutti gli aromi del mondo si concentrino qui in una forma tenera e delicata. L’aria è talmente cristallina da amplificare ogni odore, ripulirlo e consegnarlo al tuo naso chiedendo al tuo cervello di identificarlo e catalogarlo poiché difficilmente troverà lo stesso aroma in una forma tanto pura.

Sulla via del ritorno dal lago turchese, mentre me ne stavo tutta assorta nei miei pensieri e nei ricordi del viaggio appena compiuto e del Babaji, ad un certo punto un raggio luminoso ha attratto la mia attenzione. Proveniva dal lato destro del sentiero che stavamo percorrendo. La luce, intensissima, sembrava pulsare. Mi sono fermata di colpo ad osservarla. Stava a pochi metri da noi. Tamu, sorpreso dal mio arresto repentino, si è avvicinato ed ha cominciato a guardare nella mia stessa direzione.

“cosa succede” mi ha chiesto incuriosito.

“Tamu…non la vedi anche tu la luce” ho replicato, piuttosto sconcertata, indicando con la mano.

“Pink io non vedo assolutamente nulla a parte le montagne, le rocce e qualche ciuffo d’erba … niente luce, mi dispiace!”

Ero costernata! Mi sono chiesta se stessi impazzendo o se fosse solo un colpo di calore dovuto al sole cocente che mi ustionava il cuoio capelluto da un po’.

“Prova ad avvicinarti alla luce che vedi. Magari riesci a risolvere il mistero. Io non ti posso aiutare in alcun modo se non standoti vicino” mi disse Tamu mettendomi una mano sulla spalla. Decisi che aveva ragione e mi avvicinai alla luce con circospezione, seguita da Tamu e Gas a breve distanza.

Ad ogni passo, la luce mi attirava sempre di più. Mi sentivo coinvolta in un vortice di voci, di sussurri incomprensibili. Sono arrivata tanto vicina da poterla sfiorare allungando una mano.

Ho chiuso gli occhi.

Ho toccato la luce.

Pochi istanti dopo mi sono ritrovata lunga e distesa a terra, con Tamu che mi faceva aria con la mano e Gas che mi leccava il naso. Tremolante mi sono messa a sedere.

Che scoperta clamorosa.

Da quel che sapevo non era possibile una cosa del genere eppure … beh … di fatto ora lo era!

Nessuno, da quanto mi è stato insegnato, poteva vedere una Porta Extra-dimensionale così, ad occhio nudo e senza una Base di Appoggio, uno scanner e un gate-tatoo impiantato nella nuca. Eppure ne ero certa: l’avevo appena vista una Porta e, se avessi voluto, ci sarei anche potuta passare attraverso. Affascinante direi!

Stavo cominciando a intuire di che dono ero stata dotata e la cosa mi rendeva piuttosto euforica.

Tamu, dal canto, suo non capiva il perché del mio ridere isterico. In fatti mi ero messa una mano sulla fronte e, stendendomi a terra, ero scoppiata in una fragorosa risata liberatoria. Gas mi saltellava intorno sbuffando e abbaiando nervosamente.

Sarò rimasta a ridermi addosso per un quarto d’ora abbondante, tanto che persino Gas cominciava a scocciarsi e, probabilmente, a chiedersi se non fossi del tutto squilibrata. Resami conto di tutto ciò, ho deciso di darmi un contegno, alzarmi in piedi e riprendere il cammino.

Tamu non mi ha fatto alcuna domanda e, come sempre, è riuscito a togliermi dall’imbarazzo di dare risposte che non avrei dovuto ne potuto dare. E’ questo aspetto di lui che mi porta a dargli fiducia: sono certa non mi tradirebbe mai. Sono profondamente combattuta tra il volerlo mettere a parte di quel che mi sta accadendo e le fobie che mi vengono dall’addestramento, secondo le quali non si fa parola di nulla con nessuno.

Durante il viaggio ho riflettuto molto sulla questione.

Sono giunta alla conclusione che, al momento opportuno, avrei rivelato tutto a Tamu.

Dopo cinque giorni di sentieri infiniti, abbiamo raggiunto l’accampamento.

Siamo stati accolti dagli strilli dei bambini, prima fra tutti la piccola Bindu che mi si è aggrappata addosso tanto forte da sembrare un koala stretto al tronco del suo albero preferito.

E’ stata una gioia immensa rivederli tutti. E mai come in quel momento me li sono sentiti vicini. I loro sorrisi, le pacche sulla spalla: un vero sollievo dopo la solitudine meditativa nella quale mi sono costretta durante la marcia.

Ho riso felice anch’io con loro e tutta l’angoscia accumulata come d’incanto è sparita in un puff. Hanno persino organizzato una festa, la sera, per me e per i miei compagni di viaggio.

Abbiamo banchettato di fronte ad un alto fuoco scoppiettante. Io mi sono ingozzata di momo alle verdure: adoro questi ravioloni ripieni nepalesi, sono nutrienti e sfiziosi anche con la carne di Yak! Per l’occasione, mi è stato offerto un meraviglioso tè nero, l’Assam, da bere con l’aggiunta di latte: l’ho trovato delizioso.

Il fuoco, il cibo, la danza e le risa della tribù che si mescolano e si fondono un portentoso miscuglio di colori, forme, suoni e profumi. È stata una notte magica e spensierata.

Purtroppo il tempo a mia disposizione in questi luoghi meravigliosi sta per scadere. Già domani dovrò rimettermi in cammino per raggiungere Kathmandu e ritornare al mio mondo. Manco da un mese da casa oramai. La tentazione di fermarmi qui è forte, ma so che questa non è la mia vita e che se decidessi di rimanere, presto desidererei tornare alla mia gente, nonostante tutto.

La questione, comunque, si sta complicando notevolmente. A tutt’oggi non solo ho usufruito di un medicinale proibito dalla Base, non rispondo alle chiamate dalla 1D da diversi giorni, ho deviato il mio percorso di ricerca ed ho volutamente tralasciato di inviare il materiale di studio nonché le fotografie che ho scattato, ma ho anche ricevuto un dono tale da poter fare praticamente a meno di tutti per spostarmi tra le Dimensioni.

Vero è che ancora non so bene come fare a centrare la dimensione giusta su cui atterrare, ne come aprire o chiudere una Porta, ma anche solo il fatto di vederne una così facilmente mi da l’idea della potenza del mio dono.

Un vago senso di onnipotenza mi sale alla mente. Lo ricaccio subito indietro e ripenso al Babaji ed alle sue parole “…Sii saggia, non sperperare il tuo dono…”.

No, non butterò via il mio dono per nessun motivo.

Lo userò al meglio che posso.

Domani dovrò risolvere alcuni problemini. Per ora mi accontento di rintanarmi nella mia tenda, con la pancia piena, il viso arrossato dal calore del fuoco e Gas che ronfa al mio fianco.

Passo e chiudo.

P.F.

DDB – giorno 20

Ho passato le ultime ore a piangere e a ridere contemporaneamente, nella solitudine della mia tenda.

Ho dovuto lasciar fuori persino Tamu e Gas, dovevo stare sola.

Ho preso il coraggio a quattro mani e adesso cerco di rimettere insieme tutto quello che mi è capitato.

Paradossalmente sono lucidissima e cosciente da un lato, mentre dall’altro sono confusa e frastornata.

La cosa certa è che ho paura. Paura di quello che sono e che sarò. Paura di quello che accadrebbe se gli altri venissero a sapere tutta questa storia. E per “gli altri” intendo la Base, Lady Bug e tutti i Viaggiatori.

Paura di quello che ho visto, perché ho sempre creduto che la mente umana fosse limitata e certi concetti proprio non riuscisse a concepirli. Io, invece, mi sono trovata davanti all’Infinito e, anche se quasi non mi riusciva di respirare, ho capito.

E’ stato comunque uno choc, ma la mia mente ha retto ed ha anche afferrato il concetto senza il minimo sforzo.

Ricordo tutto al millesimo di secondo, pur essendo una smemorata di natura.

Ho visto ed ora so come funziona l’Universo intero. Non voglio peccare di presunzione, ma è decisamente così!

Non potrò probabilmente dire mai nulla ad anima viva, tuttavia mi rincuora il fatto di sapere come funziona la baracca.

Non c’è fisica quantistica che tenga, le leggi universali mi sono apparse fin da subito chiare e semplicissime. In pochi istanti ho trovato una risposta certa alla fatidica domanda “siamo soli nell’universo?”: no, non lo siamo, anzi!

Ci sono innumerevoli forme di vita, le ho viste volandoci sopra come uno spirito alla velocità della luce. La fantasia umana si è appena avvicinata alla varietà che esiste in giro, tra le stelle.

Esseri antropomorfi o che con l’uomo non c’entrano niente.

Esseri oscuri oppure esseri luminosi.

Creature con la pelle verde, blu, fucsia! Con gli occhi o senza, con le branchie o con i polmoni o senza entrambi. Siamo circondati da miliardi di creature fantastiche.

Chissà se anche loro si sono poste la stessa domanda, chissà se cercano anche loro dei vicini di casa.

Ancor più sorprendenti sono state le varie dimensioni.

Ho potuto bazzicare diversi mondi umani dove le cose si sono svolte in modo molto diverso che da noi, in quella che chiamiamo 1D.

Mondi nei quali l’uomo si è evoluto molto più in fretta e senza distruggere il suoi pianeta,  altri in cui la terra, divenuta invivibile, è stata abbandonata per la luna o per altri pianeti.

In altre dimensioni non ci sono state le guerre mondiali e il Nazismo, ad esempio, non si sa nemmeno che cosa sia.

E’ stupefacente la varietà delle possibilità disponibili, esistono contemporaneamente  infiniti modi di vivere.

Tutto questo andirivieni tra stelle e galassie, tra tempi e luoghi diversi mi ha spalancato la mente. Non è facile farsi carico della verità, è un fardello pesante da portare da soli.

Ma mi è stato fatto un dono, per un motivo che ancora devo ben capire.

Il Babaji, che prima di me ha visto tutto questo, mi è stato accanto durante tutto il viaggio solo con il tocco lieve della sua mente. Anche quando ho vacillato e mi sono spaventata dell’incalcolabile tutto intorno a me, il suo sostegno è stato delicato ma portentoso. Ha orientato il mio viaggiare perché, senza parole, io potessi comunque capire.

Poi, finito il tour dell’incommensurabile infinità,  ho udito la sua voce nella mia testa. Ricordo parola per parola, tutto ciò che mi ha detto:

” Ora tu hai visto ciò che altri possono solo immaginare.

Sai che nessuno ti crederà quando lo racconterai, quindi non farlo. Tieni per te la verità e usala al meglio perché, pur non conoscendola, anche gli altri possano trarne beneficio.

Sii saggia, non sperperare il tuo dono.

Impara la pazienza.

Impara a conoscerti nel più profondo del tuo essere.

Solo così riuscirai a capire fino in fondo come usare l’opportunità che ti è stata data. Non avere paura, se sei stata scelta per questo, il perché lo capirai molto presto.

E se sentirai crescere in te la paura, allora fermati, respira e concentrati sul centro di te.

Con la meditazione riuscirai ad allontanare ansia, illusione, amarezza e tutti quei sentimenti che potrebbero farti perdere la direzione.

Finora hai vagato nel mondo senza una meta .

Da oggi hai l’opportunità di percorrere una grande strada.”

Dopo di ché, come in un lampo, mi sono sentita trascinare indietro e mi sono ritrovata esattamente nella posizione di partenza. Vedevo il Babaji accanto al lago turchese che mi osservava, Tamu e Gas al mio fianco.

Mi sono accasciata a terra senza più u briciolo di forze. Tamu, solerte, si è affrettato a chinarsi su di me.

“Cosa c’è Pink? Cosa ti succede?”

“Caro Tamu, ho fatto un viaggio meraviglioso senza spostarmi di un solo millimetro” gli ho risposto senza guardarlo.

“Il Babaji, ti ha parlato, non è così?  Bene, ciò significa che il nostro viaggio fin qui è servito a qualche cosa. Coraggio, abbiamo poco tempo e dobbiamo tornare all’accampamento” mi ha detto scrollandomi la spalla e tornando spedito sui suoi passi.

Così mi sono alzata e come un automa l’ho seguito. Lo sguardo un po’ perso e la mente in subbuglio per tutto il tempo.

Ho riflettuto molto sulle parole sussurratemi dal Babaji. Quant’è vero che, finora, mi sono trascinata per la via imboccando un po’ a caso le strade che in quel momento mi si paravano davanti. Strade che apparivano a tratti anche interessanti ma che, comunque, alla fine si sono rivelate tutte deludenti.

Ho vagato tanto seguendo mete illusorie.

Ebbene, finalmente  ho l’occasione che tanto ho cercato: adesso posso scoprire il perché della mia esistenza, il dove andare, la direzione del mio incedere e…

Il fatto è che ho bisogno di una risposta, me ne basta una soltanto. Ma non so formulare la domanda.

Bell’inghippo direi.

Comunque sia, il mio tempo in questa dimensione sta effettivamente per scadere, dovrò fare i conti con parecchie domande d’ora in poi.

Il mio silenzio radio dell’ultima settimana deve essere parso a dir poco sospetto. Lady Bug sarà furente.

Ci penserò poi.

Passo e chiudo.

P.F.

Dall’Archivio della Gazzetta di Venezia – Lettera alla redazione da Venezia Futura Lunedì 6 Febbraio 2012

Passando sul ponte della Libertà un giorno d’estate all’ora del crepuscolo vi siete mai accorti della bellezza del paesaggio che vi circonda?

Subito dopo che il tramonto aranciato ha bruciato la città, prendendola alle spalle e facendola brillare col suo fuoco, avete presente?

Avete mai notato la laguna, calma e silenziosa, ammantata di rosa?

E i Gabbiani Reali, che volteggiano in cielo azzurrino che si prepara alla sera?

E le Garzette a mollo nell’acqua ferma, vicino alle reti da pesca, le avete mai osservate?

A volte qualche Airone si concede alla Laguna, e spesso Folaghe e Cormorani sguazzano in cerca di cibo, li avete visti immergersi beati?

Proprio al crepuscolo, quando tutto è rosa, la corona delle case di Venezia accoglie la sua Laguna e, in quel momento, la meraviglia è talmente grande che persino i sacchetti della spazzatura che galleggiano placidi diventano poetici, lo sapete?

Avete tutto questo intorno a voi e non l’avete mai visto veramente…

Che peccato.

DDB- giorno 15

Sono riuscita a ritagliare un piccolo spazio sola con il mio pensiero oggi, dopo le lunghe camminate degli ultimi due giorni.

Io, Tamu e Gas stiamo salendo sempre più in alto, tra i 3500  e i 4000 metri. Ormai non lo chiedo più a che quota stiamo, non ha più importanza.

Siamo alla ricerca del sacro Babaji senza avere la benché minima certezza di dove trovarlo e, soprattutto, di trovarlo ancora in vita.

Le antiche storie tibetane parlano di questi uomini, rari e preziosi, che sopravvivono centinaia di anni in luoghi impervi, rifugiandosi negli anfratti più profondi e nutrendosi solo di ciò che la natura decide di donare loro. Molti viandanti e scalatori dicono di averli visti, da lontano, mentre si abbeveravano ad una sorgente o mentre praticavano la meditazione in bilico su rocce affacciate su strapiombi spaventosi.

Alcuni li hanno visti seminudi, con solo una stoffa bianca a coprire il bacino, altri invece con tuniche rosse ed arancioni. La maggior parte si sono fermati ad osservarli come si osservano gli animali feroci nella giungla, affascinati e spaventati al tempo stesso. Pochissimi hanno tentato un approccio e nessuno ha mai riferito nulla del contatto con un Babaji. Pare che nessuno ne abbia mai sentito la voce.

Tamu dice che questo Babaji è come tutti gli altri. Lui l’ha incontrato una volta sola, il giorno in cui ha deciso di cambiare la sua vita per sempre. Si trovava fuori con un gruppo di scalatori, nei pressi di un meraviglioso lago cristallino bordato d’erba verde. Il Babaji se ne stava dritto dritto accanto alla riva del lago e osservava l’infinito di fronte a lui. Tamu lentamente gli si è avvicinato e, dice, nei pochi istanti in cui il Babaji ha incontrato il suo sguardo, lo ha aiutato a capire un mare di cose. E tutte queste cose gli si sono scagliate contro, in una volta sola, come un’onda mastodontica che l’ha avvolto e trasportato via con se.

Nemmeno Tamu ha saputo spiegare esattamente come ci sia riuscito. Ha detto solo che non ha usato la voce per comunicare con lui, ma non ha aggiunto altro.

Ed è proprio li, sulle sponde di quel lago, che ci stiamo dirigendo.

Sono quasi tre giorni che camminiamo e camminiamo e camminiamo…

Io sto benissimo, sono piena di energie, non mi infastidisce la rarefazione dell’ossigeno, non mi fanno male ne piedi ne gambe. Potrei continuare a camminare per sempre! La sera percepisco una lieve stanchezza ed il sonno arriva al momento giusto. Mi sveglio alle cinque del mattino dopo appena sei ore di riposo, rinvigorita come non mi era mai successo essendo io una pigra di prima categoria. Riesco a godermi l’alba rosa sulle vette innevate. Il freddo lo sento poco, anzi pochissimo.

Ho degli scatti meravigliosi del paesaggio che stiamo attraversando. Le montagne tutto intorno a noi sembrano sorriderci di giorno mentre il sole le illumina. Più su la neve bianco-azzurrina, a scendere le vallate verdissime e le rocce scoscese, e noi come minuscoli puntini che si muovono in uno spazio immenso.

Mi sento profondamente parte di questi luoghi, sento un legame con ogni cosa intorno  me. Si tratta di una sensazione nuova, che mi è poco familiare, poiché nella 1D questo genere di legame con l’elemento naturale è andato perdendosi nel cemento e nel catrame. Penso sia parte della trasformazione dello Yartsa e , nonostante non sappia esattamente dove mi stia portando tutto questo, ho superato l’angoscia di qualche giorno fa.

La notte scorsa ho anche avuto una nuova manifestazione di quella luce proveniente da un-non-so-dove sulla mia fronte, mentre stavo dormendo. Questa volta non mi sono agitata più di tanto, perché mi è parso che una voce femminile mi stesse cantando una ninna nanna all’orecchio. Una melodia semplicissima, che però non riesco a riprodurre oggi ma che riuscirei certamente a riconoscere se la sentissi ancora.

Mi rendo ben conto della stranezza di queste cose, eppure non ho alcun timore. E’ come se mi stessi avvicinando a casa.

Tamu dice che domani sera dovremmo arrivare al lago turchese, come lo chiama lui.

Non vedo l’ora di conoscere il Babaji e, se è vero che riuscirà rispondermi, spero di sapere presto cosa sarà di me.

Sono riuscita ad arginare le comunicazioni con la Base e con Lady Bug. Questa è l’unica cosa che mi turba seriamente,ora come ora.

In qualche modo riuscirò ad uscire da questa situazione e ne uscirò vittoriosa.

Passo e chiudo.

P.F.

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